Fano, 18 dicembre 2009
Caro Alberto,
Scrivo a te e a tutti i miei concittadini questa lettera aperta. Che poi è anche un racconto, che poi è anche un appello, che poi alla fine è diventato un sito internet. Spero avrai tempo, modo e voglia di leggere quel che scriverò. So già che non sarò breve. Se tu, o qualsiasi altro lettore, sei una persona sbrigativa (di quelli che “la linea politica della sinistra la decide Tartaglia”, “Olivieri è capace solo di tirare cose in testa alla gente”, “Travaglio è un terrorista mediatico” e via dicendo), allora te ne sconsiglio la lettura. Ma ne sarei dispiaciuto. Gli slogan facili, quelli diretti più alla pancia che non al testa, non mi piacciono. Ti prego, e vi prego, di avere un po’ di pazienza.
Chi sono. Mi chiamo Nicolò. Ho 25 anni. Siamo quasi coetanei. Sono quello che, ahimè, su Facebook, nel gruppo ‘mirco carloni non mi rappresenta’, ha fornito ad Olivieri l’assist per segnare quello che si è rivelato poi un autogol (e questo già basta e avanza per essere considerato un mezzo terrorista. O no?).
Abito al Poderino, frequento la parrocchia di San Pio X, sono un venticinquenne come tanti. Studio (e chiedo scusa per il termine a chi studia sul serio) ad Urbino. Le mie passioni sono la politica, il rock, il cinema, la lettura, la fotografia, internet, l’Inter e l’Alma. Boh, io sono questo. Non saprei come definirmi altrimenti.
Non ci conosciamo. Oddio, credo che da piccoli ci siamo incrociati sia a casa di amici comuni, sia sul campo dei Carissimi, ai tempi del Fanella. Ricordo che a suo tempo fui molto soddisfatto per averti segnato un paio di gol in allenamento, giacché leggende di spogliatoio dicevano che tu tra i pali eri imbattibile.
Poi ti ho ritrovato prima a capo della mia circoscrizione, poi sui manifesti elettorali, e poi ora a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio comunale.
Concedimi una premessa, Alberto. Forse non ti farà piacere ma voglio essere sincero: sei un politico del quale in realtà non ho alcuna stima. Abbiamo idee politiche distanti, non possiamo farci nulla. Sono tuttavia sicuro, che come persona vali molto di più. In questi giorni non hai avuto modo di dimostrarlo. Ti ho sentito dire cose che non ti fanno onore. Poca roba, forse. Vedi tu.
Ti scrivo perché tu possa rendertene conto. Sappi, quindi, che anche se i due piani per forza di cose si interpenetrano, scrivo più ad Alberto (la persona) e meno a Santorelli (il politico).
Ti ho sentito mentire. Vorrei darti la possibilità di chiarire. Da cittadino, chiedo coerenza, trasparenza, assenza di ipocrisia. Da quasi coetaneo, chiedo sincerità. Vorrei che la risposta giungesse da Alberto Santorelli, “per intero”. Una risposta che serve a me e a tutto il resto della città.
Nei momenti liberi, cercavo notizie in internet, spulciavo fra le reazioni dei miei “colleghi”, vedevo foto di scontri e manganellamenti, comunicavo tramite la rete il mio disappunto. Sentivo, come tanti altri, che qualcuno ci stava togliendo il futuro.
Leggo su internet di certe frasi scriteriate dette dall’ex Presidente Cossiga: parlava di repressione delle proteste, manganellate, ambulanze. Frasi gravi perché dette da una figura importante. Che evidentemente si è del tutto rincoglionita. Ma che per il solo fatto di essere un Presidente Emerito, merita (merita?) considerazione e risalto nei media. Una cazzotto in pieno stomaco. Da mettersi a piangere.
Dispiacere che aumenta, e diventa una vera pugnalata, nel vedere un mio caro amico, Giacomo (lo conosci), che si iscrive al gruppo dal titolo “BRAVO COSSIGA!!”, avallando implicitamente quelle parole. Mi inorridiva il pensiero che se io, o un altro fra i nostri amici, conoscenti, concittadini, fosse stato picchiato in qualche manifestazione universitaria, lui avrebbe – implicitamente – applaudito anziché risentirsene. Ricordo che comunicai il mio disappunto ai miei (e suoi) amici, gli feci notare l’obrobrio che stava sostenendo. Passò tutto in cavalleria.
Ricordo di aver controllato quali altri esaltati avessero aderito a quelle parole. Pochi in verità. Non più di venti. Segno che il gruppo era stato aperto da poco, che magari era stato creato da un fanese, che le poche adesioni potessero esser state raccolte perché il titolo circolava nelle bacheche di qualche Facefriend.
Fra quei nomi, c’era anche il tuo. Il Presidente della mia circoscrizione.
Potrai dire che non è vero, che c’è un errore, che non sapevi. Ti dico che è così. Te lo dico con semplicità e franchezza. Non mi sbaglio. Non ho dimenticato.
Avevo seguito il suo comizio, avevo pensato che era agli sgoccioli, che continuava con proposte inaudite, protestava con gli oppositori, faceva battute stupide (a una giovane del suo, tuo, partito: “Pamela, qual è il tuo numero di telefono”. “Ahiahiahi, Presidente, il numero non lo si da in piazza…”, risponde lei, così, come se nulla fosse, come se fosse normale che un ometto di settantatre anni chieda il numero di telefono di una ventenne).
Vedevo un impero al tramonto. Consenso, acclamazione, adulazione e nulla più. Mi chiedevo se non stesse tirando un po’ troppo la corda. Mi dicevo qui prima o poi accade qualcosa. Detto e fatto. Ci ha pensato uno squilibrato, mandando in fumo anni di studi, dialoghi, battaglie fatte da chi vuol fargli sana e democratica opposizione sul piano politico.
Avevo in qualche modo già visto quella scena. Con la mente. Vederla anche con gli occhi è stato molto più brutto. Capivo che c’è molto che non va, in questo paese.
Ad ogni modo, vedendo che Berlusconi è fuori pericolo, che (pur restando l’esecrabile gesto di violenza) non era successo nulla di serio, inizio, oltre ad informarmi sull’accaduto, a fare qualche battutina scema, qualche considerazione qua e là.
Vado a ripescare dalla mia bacheca di Facebook: ore 21:15, “Sicuri che non è stato Fini? Ce l’ha un alibi?”; Posto un video di uno sconvolto Emilio Fede; Linko un po’ di foto dell’accaduto; ore 0:15, attimo di intensa gioia per il Fano che è quarto in classifica e link alla classifica della Serie D; ore 2:09, “Vespa avrà già pronto il plastico del Duomo”? Cose così. Spiace se ho ferito qualcuno. Erano solo battute (però l’Alma è quarta davvero).
Dimenticavo: elemento più importante, scrivo nella bacheca del gruppo ‘mirco carloni non mi rappresenta’, alle ore 21:08, “Mircooo!!! Inissia a gì su a Milàn, che Silvio ha bsogn de te! Tocca che gli tieni la mano in questo triste momento. Vai, vai, vai pure. Che noi ce la caviamo bene lo stesso, anche senza di te...”. E tutto, per me, finisce lì.
Lunedì 14 dicembre, pomeriggio. Torno nel gruppo ‘mirco carloni non mi rappresenta’ e vedo che alla mia boutade ha risposto un tizio. Lì per lì non gli do neppure troppa attenzione. Niente di che. Dimentico alla svelta.
Lo scopro dalla bacheca del mio (e tuo) amico Giacomo. Quello di cui parlavo nel prologo. Si diceva, legittimamente, dal suo punto di vista, “scandalizzato per le affermazioni del segretario fanese dell'IDV...evidentemente Di Pietro ha fatto scuola! una persona che ricopre un ruolo politico non può permettersi di dire certe cose, nemmeno per scherzo!”. Linkava in seguito l’articolo di fanoinforma.it in cui si descriveva il fatto come uno “scivolone”. Sopra questo link, Giacomo scriveva: “Una sola parola: VERGOGNA! anzi un'altra: DIMISSIONI!”.
Dunque. Siccome a me non piace la demagogia spicciola, l’ipocrisia, il puntare il dito sugli altri, il vedere sempre la pagliuzza nell’occhio altrui e mai la trave nel proprio, ho subito pensato che la reazione di Giacomo fosse spropositata. Ho pensato anche che, se proprio vogliamo dare peso ad ogni singola cosa pensata, detta, scritta, esternata su Facebook, allora c’erano delle cose fatte dallo stesso Giacomo - sempre su Facebook - che non mi andavano giù.
Una cosa, anzi. Una sola. Quella che ho descritto nel prologo. L’essersi iscritto a quel maledetto gruppo pro-Cossiga.
Perché se è vero che “una persona che ricopre un ruolo politico non può permettersi di dire certe cose, nemmeno per scherzo!”, beh, ora lui è consigliere comunale (e quando approvava quelle parole, sedeva in consiglio di circoscrizione). Dovrebbe applicare lo stesso rigore anche a sé stesso.
E, visto che ancora non si era aperto tutto quel balletto da carogne attorno ad Olivieri ed alle sue dimissioni, non mi pareva giusto che lui urlasse “VERGOGNA!” e “DIMISSIONI!” così, a cuor leggero, rivolgendosi ad una persona estranea alla sua area politica.
Coerenza. Tutto qui. Non avevo alcuna intenzione di fare piazzate. Coerenza e lealtà. Gesti che gli chiedevo sia per la lealtà che si deve ad un amico sia per la coerenza che deve avere un politico che siede in consiglio comunale. Nient’altro.
Non per offrire solidarietà, gesto falso e che sa di stantio. Gli dico ha fatto (pensato? Detto?) una cazzata. Un diritto sacrosanto che non si può negare a nessuno, meno che mai su Facebook. Sottolineo che saranno la sua coscienza ed il suo ruolo a decidere se ha sbagliato o meno. Se era una cazzata, una battutaccia, uno scivolone o qualcosa di più. Io non volevo giudicarlo. Non sono nessuno né ho i mezzi per farlo, al contrario di tanti che in quelle ore iniziavano a straparlare.
Gli faccio notare che, se le parole pensate, dette, fatte, avallate su Facebook possono avere tutta questa rilevanza, è bene che sapesse che ci sono personaggi politici ben più rilevanti di Thomas i quali, sempre su Facebook, hanno svariate cose di cui vergognarsi. Come ad esempio te, Alberto. Gli comunico quindi che sei iscritto al gruppo pro-Cossiga. Aggiungo: “… e non oso pensare a quanti e quali gruppi sono iscritti i vari Carloni, Zaffini, e compagnia bella”
Saluto Thomas dicendo che ci ritroveremo in giro per la rete: “alla prossima cazzata. La supereremo con un sorriso”, gli dico.
Martedì 15 dicembre, poco dopo. Vado su fanoinforma.it e commento l’articolo in cui Olivieri veniva sbattuto in prima pagina (come il classico “mostro da copertina”). Ripeto sostanzialmente la stessa cosa. Minimizzo, senza permettermi di giudicare. Ripeto anche lì che tu, Alberto, sei iscritto al famoso gruppo pro-Cossiga.
La sua risposta non tarda ad arrivare. La trovo confusa, contorta, arrampicata sugli specchi. Mi dice che ha aderito a suo tempo a quel gruppo ma che non avrebbe fatto quelle cose, che comunque non erano parole sue, che si può aderire ai gruppi senza dover condividere ciò che c’è scritto dentro, che si era iscritto “perché in quel momento ci stava”. Poche parole parecchio arruffate, insomma.
“Se io mi sono iscritto al gruppo 'mirco carloni non mi rappresenta' è per una sola ragione: perché Mirco Carloni non mi rappresenta. Quel che ci scrivono gli altri, a meno che non sia deliberatamente offensivo (e a quel punto lascerei il gruppo per farne uno mio), mi interessa fino ad un certo punto. Te lo chiedo senza tono inquisitorio, senza secondi fini: tu perché ti sei iscritto al gruppo 'BRAVO COSSIGA!!'? Perché sei solo "un po' d'accordo"? Perché sei d'accordo ma poteva dirlo con altre parole? Ci mancherebbe che anche tu facessi come profetava Cossiga. Allora perché ti sei iscritto a quel gruppo, visto che è solo attorno a quelle parole violente che si raccolgono gli iscritti?
Altra cosa: "una persona che ricopre un ruolo politico non può permettersi di dire certe cose". Benissimo. Quella di Olivieri è una battutaccia, uno scivolone, una caduta di stile, chiamala come vuoi. Perché il Presidente Emerito della Repubblica può parlare in quel modo, e trovarti d'accordo, se poi condanni Olivieri per una statuina dell'Arco d'Augusto (che non c'è) da tirare a Carloni (cosa che, sono sicuro, non farebbe mai)? Cos'è più grave?
Perché quelle degli altri sono sempre cose da condannare, mentre le proprie son provocazioni?...”
“E e se davvero "una persona che ricopre un ruolo politico non può permettersi di dire certe cose, nemmeno per scherzo!", allora lo sdegno non deve valere solo per quel che si dice. Ma anche per le parole altrui che, almeno tramite l'iscrizione ad un gruppo, sembrano voler essere avallate.
Sei un consigliere comunale, hai un ruolo importantissimo, sei una persona che ricopre un ruolo politico ben più importante del segretario cittadino dell'IdV: a certi appelli non ci può essere in calce la tua firma. Neppure per scherzo.”
“Preciso in merito alle dimissioni. Siamo in Italia. Abbiamo imparato che qui, leader della sinistra a parte, non si dimette nessuno. Ci governa uno che aveva i mafiosi dentro casa, che ha costruito il suo successo comprando sentenze, con buchi di bilancio che manco la Fossa delle Marianne, con leggi fatte da sé stesso medesimo a suo uso e consumo, che guadagna consenso con le sue televisioni, che monopolizza l'opinione pubblica, che va al Family Day e poi ha due, tre, quattro, un tot di famiglie.
Lui, per tutto questo, non si dimette. Dovrebbe farlo un segretario di partito di uno sputo di città come la nostra per una battutaccia scritta su Facebook? Boh.”
“Ah, e se ho tirato in ballo anche il Presidente del Consiglio (nostro), è perché lo vedo abbastanza contrito per quel che è successo a Berlusconi: gli fa schifo questo, ripudia quell'altro, condanna giornali, partiti, tutti.
Poniamo che un anno e più fa, fosse passata la linea Cossiga. Poniamo che io fossi stato picchiato a quelle manifestazioni (giacché c'ero, anche se solo ad Urbino). Santorelli mi avrebbe potuto offrire solidarietà? O sarebbe stato contento che un suo concittadino venisse picchiato? Mi sarebbe venuto a trovare in ospedale, visto che era presidente della mia circoscrizione? E io, nel letto di ospedale, come avrei dovuto reagire? Spaccargli l'asta che tiene su la flebo nella schiena, come minimo.
Il discorso sull'importanza dell'equilibrio da parte di chi ricopre un incarico politico / pubblico, torna, c'entra prepotentemente. Ma deve valere per tutti. Per ciò che si dice e per ciò che si approva.”
Non avevo altre parole a disposizione. Forse ne ho usate troppe (sono piuttosto prolisso, che vuoi farci). Certo è che erano equilibrate, sincere. Non sguaiate, non chiedevano le dimissioni né la vergogna di alcuno. Avevo fatto quel che dovevo fare, mi sono detto. Vediamo se entrambi sono capaci di fare un passo indietro.
Intanto noto che il mio amico Giacomo ha risposto a ciò che gli ho controbattuto. Mi dice che si è cancellato da quel gruppo. Controllo: vero, prima c’erano 18 iscritti, in quel momento 16. Sia lui che tu, Alberto, avevate revocato la vostra iscrizione. E per me era già tanto.
Giacomo aggiunge le sue scuse per ciò che aveva fatto all’epoca. Le accetto molto volentieri. Aggiungo: “Mi sta bene. Hai fatto un passo indietro e a me sta bene così. Bravo Giaky. Voglio vedere se l'altra persona che ho chiamato in causa può fare lo stesso.”.
Insomma: pur essendo per me sufficiente la tua uscita da quel gruppo, volevo vedere se, partecipando alla discussione che avevo instaurato con Giacomo, anche tu avessi potuto scusarti e fare un passo indietro. Ho aspettato.
Il Movimento RadicalSocialista mi contatta nuovamente: hanno notato la tua revoca all’iscrizione al gruppo pro-Cossiga ed il fatto che non hai chiesto scusa. Dico che va bene così. “Mi sta bene. – rispondo – Quando la gente ravvisa un errore, a me basta il coraggio di saperlo ammettere...”. Mi rispondono che, certo, l’onestà viene prima di tutto.
Delle scuse, però, non sarebbero state affatto fuori luogo.
Poche paroline, al termine del servizio, mi hanno fatto andare su tutte le furie. La giornalista Alice Gambacorta riporta il fatto della tua iscrizione al gruppo pro-Cossiga. Un niente, una bazzecola, guanti bianchi a confronto del modo in cui è stato trattato Olivieri. Mi aspetto da te l’ammissione dell’errore. Che non arriva.
Anzi, dalla voce della stessa Gambacorta, i fanesi vengono a sapere questo: “Santorelli dice di non essere al corrente del contenuto offensivo del gruppo. Per sicurezza ha detto di essersi cancellato da tutti i gruppi di cui faceva parte su Facebook.”. Il servizio si chiude frettolosamente mentre ci sarebbe tanto altro da dire. La cittadinanza – giacché la città non pullula né di volpi, né di aquile, né di faine – coglie questo: Olivieri è l’orrido politicante violento e da condannare. Tu, invece, “non sapevi” e quindi tutto si chiude lì.
Rewind. “Santorelli non sapeva” Eh? Come? Ho sentito bene? Come “non sapeva”…
Cioè, fammi capire: un anno fa ti iscrivi al gruppo che nel titolo porta scritto “BRAVO COSSIGA!!”, in cui non c’è scritto null’altro se non le parole dello stesso Cossiga (basta controllare, quel gruppo è ancora on-line) e tu vieni a dire davanti a tutti che non ne eri a conoscenza? E perché mai ti saresti iscritto? Perché eri d’accordo, ma solo in parte, “solo un po’”? Come si fa ad essere solo “un po’” d’accordo?
È stata una reazione, questa, che non mi è piaciuta per nulla. Ero contento del fatto che eri uscito da quel gruppo. Ma cadere dalle nuvole in questo modo no, spiacente, ma non lo accetto.
Non lo accetto perché torna fuori l’ipocrisia, il giustizialismo becero verso gli altri, l’utilizzare due pesi e due misure di cui parlavo prima. Spiacente, ma non ci sto.
Ho pensato sin da quei primi momenti che il caso “Olivieri – Carloni” ed il caso “Cossiga” sono due episodi differenti tra loro, per forza di cose, per tempi, modi, parole utilizzate. Tutti e due sono due “scivoloni”. Chiamiamoli così.
Sono convinto che – a fronte di tante cose interessanti – buona parte della comunicazione che circola su Facebook sia poco importante. “Comunicare per comunicare”, frasi senza contenuto informativo. Smargiassate, a volte. Nulla più. Sono fermamente convinto, dunque, che non sia necessario assegnare a queste uscite un “peso specifico” così rilevante. Sei liberissimo di pensare quel che credi. Fra te e te, in famiglia, con gli amici, al bar, in Consiglio comunale. Ci mancherebbe. Lo stesso dicasi per Facebook. Non sono i pensieri a preoccuparmi, in fondo. Né il tuo, né quello di Olivieri. Ma il merito. La sostanza.
Se, come credo, tu ti sei unito al finto, riverente, cerimonioso (dovuto, per i vostri canoni) balletto di solidarietà a Mirco Carloni per un fatto che non è mai avvenuto, ho pensato allora: è giusto che tu ti prenda le responsabilità per aver idealmente plaudito ad un fatto, grave, che sarebbe potuto accadere.
Ribadisco il pensiero espresso in precedenza, quello che ho comunicato a Giacomo. E se la linea di Cossiga fosse passata? E se i manganellamenti fossero stati di più, più corposi, più violenti? Saresti stato contento? E se fossi stato picchiato io, un mio amico, un amico comune, un nostro giovane concittadino in una qualsiasi città universitaria italiana? E se ci fosse scappato il morto? Saresti stato contento? Saresti potuto venire a trovarmi in ospedale, per offrirmi la solidarietà della cittadinanza e della circoscrizione, mentre sulla tua bacheca di Facebook campeggiava “Alberto Santorelli si è iscritto al gruppo BRAVO COSSIGA!!”? E io, come avrei dovuto risponderti? Me lo avresti concesso un vaffanculo, o no?
Dopo aver visto le locandine delle edicole che facevano riferimento anche al tuo “scivolone”, leggo il Carlino. Leggo l'articolo. Titolo: "Le parole sono... pietre. Tutti contro Olivieri". Quattro colonne e mezzo in cui i miei concittadini, benpensanti, falsi, ipocriti condannavano con riprovazione l'uscita infelice di Olivieri.
In un angolo, alla fine dell'articolo, in una manciata di righe si legge quanto segue. Cito: "Intanto sempre su Facebook sembra che il consigliere comunale Alberto Santorelli sia rimasto vittima di una sorta di trappola, ritrovandosi iscritto a sua insaputa ad un gruppo dal nome "Bravo Cossiga!", che inciterebbe a picchiare studenti e professori. In questo periodo, infatti, l'ultima moda di Facebook è quella di cambiare i nomi dei gruppi e quindi una persona che si iscrive al gruppo "Viva gli spaghetti" potrebbe ritrovarsi iscritto in un gruppo dal titolo "Odio gli animali". "Per evitare brutte sorprese - conclude Santorelli - mi sono cancellato da tutti i gruppi a cui ero iscritto". Il tutto a firma di tal Nicoletta Prota.
Oltre al danno, la beffa. Cioè: non contento di cadere dalle nuvole in TV, recitavi la parte della vittima sui giornali! Ah però. Bene, ma bravo. Così intanto la poltrona di Olivieri era quasi saltata e tutta la città pareva essergli contro. Tu invece ti attaccavi a strane mode, errori informatici, truffe su Facebook. Così la tua posizione, che certamente era solo una postilla a latere del caso “Olivieri – Carloni”, era quella di chi, ignaro di tutto, “si è ritrovato iscritto al gruppo “BRAVO COSSIGA!!”. A quel punto, non potevo che continuare ad aspettare le tue scuse, che intanto diventavano necessariamente doppie. Per esserti iscritto al gruppo e, elemento forse più grave, per aver mentito in maniera ignobile sulla presunta truffa in cui eri incappato.
Chissà, forse è stata la giornalista a sbagliare nel tradurre il tuo pensiero. Chissà. Fatto sta che le cose non stavano così. E tu, per onestà, lo dovevi sottolineare.
Ne deducevo, sul momento, che:
a- Se questa Nicoletta Prota era una giornalista (ed una giornalista libera), io sono un fisico nucleare candidato al Nobel.
b- La riprovazione è sempre da riversare sul mostro di turno. Che, possibilmente, deve militare in uno schieramento opposto al tuo. Perché? Te lo chiedo col cuore in mano: perché? Le cazzate, quelle vere, le fanno sempre gli altri. Le cazzatine, quelle passabili, sono sempre le proprie. Anzi, non è stata neppure colpa tua. Sei stato vittima di una truffa. Quindi ne esci immacolato.
c- Mentivi, mentivi come non avevo mai sentito mentire un politico locale, perché la storia mi riguardava, la conoscevo bene. E per di più su una stupidaggine. Ne desumevo che, se questo è il tuo atteggiamento sulle bazzecole, figuriamoci cosa combini sulle cose serie. Non voglio insinuare nulla, credimi, ma capisci che sono, siamo legittimati a pensarlo? Mentivi perché io ricordo dal primo momento che il nome del gruppo era “BRAVO COSSIGA!!”, che non è mai cambiato, che tu eri iscritto sin dai primi attimi di vita di quel gruppo. Non c’era nessuna truffa, non era nessuna moda del momento. Le cose stavano, e stanno, come le ricordo io. Credimi. La mia parola contro la tua. Varrà niente, ma la mia coscienza mi dice di ricordare le cose per come sono andate.
d- Se pensi di esser stato vittima di un raggiro, forse dovresti renderne conto a G. M., colui che ha aperto il gruppo “BRAVO COSSIGA!!”. Suppongo sia un nostro concittadino. Puoi contattarlo su Facebook. Io non lo conosco, magari tu sì, non so. Devi averne proprio una scarsa considerazione, se credi che possa aver cambiato così, senza un perché, il nome del gruppo. A che pro, mi chiedo poi? Questa fantomatica “moda” di cambiare il nome ai gruppi è scoppiata pochi giorni fa, quando gruppi dal titolo, chessò, “Viva la pizza” sono diventati “Solidarietà a Berlusconi”. Che senso avrebbe ora, ora che le proteste studentesche sono scemate, ora che non se ne sente più parlare, cambiare il nome di quel gruppo in “BRAVO COSSIGA!!”? Figurati, quelle parole sono cadute nel dimenticatoio sin da subito: perché qualcuno le dovrebbe riesumare ora?
e- Perché cancellare tutti i gruppi? Che senso ha? Non bastava dare una semplice monitorata? Fare una bonifica? L’ho fatta anch’io di recente: c’erano cose che non mi interessavano più e le ho cancellate. Perché li hai tolti tutti? Forse perché con le nuove politiche della privacy, tutti potevano vedere i tuoi gruppi? Chissà, che ne sappiano noi: magari avevi altri “scheletri” nell’armadio di Facebook. Altri gruppi violenti? “Silvio trombale tutte”? “Picchiamo Travaglio”? Chissà.
Sempre attendendo una tua rettifica, vedevo che, anche se era una piccola cosa, tra i miei amici questa mia “battaglia sui princìpi” (chiamiamola così) riscuoteva favori, mi appoggiavano, mi facevano sapere che avevo ragione. Ed io sono andato avanti.
Il commento di Mrs è che “occorre abbassare i toni in tutti i sensi e da tutte le parti”: tanto nel caso di Olivieri quanto nel caso di Santorelli, considerato uno ‘scivolone’ analogo. “Il presidente consiliare è stato lesto a cancellarsi dal gruppo intitolato ‘Bravo Cossiga’, che esorta a picchiare a sangue studenti e professori. Almeno Olivieri si è doverosamente scusato. Santorelli invece no”.
“Non ho aderito a quel gruppo - replica il presidente consiliare - e mi sto cancellando ovunque, perché mi hanno spiegato che con semplici manomissioni, effettuate da altri su Facebook, ci si può ritrovare in gruppi con cui nulla si ha da spartire”.”.
“Non ho aderito a quel gruppo”. No. Questo no. È troppo.
Eccoci giunti al titolo della mia missiva. Ti chiedo solo una cosa: non mentire. Non insistere, Alberto. Non insistere. Non puoi mentire all'infinito. Io ricordo che tu eri iscritto dal primo momento a quel gruppo e che quel gruppo si è sempre chiamato così.
Non mi interessa quello che fai su Facebook. Sei liberissimo di iscriverti a tutti i gruppi che vuoi. Basta che non menti. Basta che non offri solidarietà ipocrite ai tuoi compari e lasci cadere nel vuoto i tuoi scivoloni. Non mentire.

Giovedì 17 dicembre, in serata. Apprendo da FanoTV che alla fine ce l’hanno fatta. Il fuoco amico (e quello nemico) ha fatto fuori Olivieri. Olivieri si dimette. Trattato da delinquente per una battuta, forse grave per la sua posizione. E commenta, dopo un lungo silenzio, l’accaduto con grande dignità. Ne sono grandemente dispiaciuto. E perché mi sento corresponsabile. E perché i benpensanti, i prepotenti, gli intransigenti sempre verso l’altro e mai verso sé stessi, gli ipocriti hanno avuto la meglio. Carloni ha avuto la sua dose di solidarietà (immagino, ripeto, anche da parte tua), la sua figura ne esce come sempre vincente, il consenso di cui gode – anche se magari la gente non c’ha capito molto, in tutta questa faccenda – risulta quintuplicato. Olivieri ha visto scivolare una sua battutaccia prima su fanoinforma.it, poi sui giornali, radio, tv. Non una persona che abbia pensato di risolvere la cosa in privato: bastava una mail, un post in bacheca, una risposta. E invece no. Un suo pensiero è diventato di dominio pubblico, “scippato” da un social network e riportato su media che non gli permettevano di controbattere ma solo di subire la riprovazione ipocrita di una città in cui sono sempre gli altri, a sbagliare. Giustizia (o ingiustizia, dipende dalle coscienze) è fatta.Non mi interessa quello che fai su Facebook. Sei liberissimo di iscriverti a tutti i gruppi che vuoi. Basta che non menti. Basta che non offri solidarietà ipocrite ai tuoi compari e lasci cadere nel vuoto i tuoi scivoloni. Non mentire.
Olivieri, per un suo errore, si è dimesso. Il tuo, invece, diventa una buccia di banana. “Eh già”. Punto, fine. Storia chiusa. “Eh già”.
Ed arriviamo ad oggi. Fuori nevica. E guarda caso, c’è una storia che non vorrei nascondere sotto la neve. Questa. Proprio quella che ho finito di raccontarti.
Come ti dicevo, voglio parlare alla persona. A te, Alberto. Santorelli lasciamolo per un attimo da parte. Voglio parlarti con toni uguali (per la fermezza) e contrari (per le piazzate che molti hanno allestito) rispetto a quelli utilizzati nella vicenda Olivieri. Non ti urlerò vergogna. Non chiederò le tue dimissioni. Non mi interessano. Qualcun altro, se fosse venuto a conoscenza di questa storia, lo avrebbe fatto. Ma io conto troppo poco per poterlo fare. E anche se contassi qualcosa, non lo farei. Non è nel mio stile. Voglio che questa faccenda si risolva qui, su internet, perché qui è nata. Non come nel caso di Olivieri, dove da internet si è passati a FanoTV in men che non si dica. Non mi interessa creare clamore, non cerco pubblicità di alcun tipo. Neppure questo, è nel mio stile. Non voglio parlare con nessun altro se non con te. Vorrei solo che tu fossi sincero. Analizzare i fatti senza mentire e poi, se ti è possibile, chiedere scusa. Quello sì, davanti a tutti. Davanti a quante più persone possibile. Sui giornali, alla radio, su FanoTV. È una risposta che devi a me, ma che prima di tutto devi alla città. Poi la gente giudicherà. Il tuo partito, giudicherà. Come ha giudicato negativamente l’esternazione di Olivieri, esprimerà un giudizio anche sul tuo caso. Quel che accadrà non mi interessa, tanto cadrai sicuramente in piedi. Mi basta tu sia sincero. Non mentire.
I fatti che ho citato, ripeto anche questo, sono diversissimi per contenuti, tempi, modalità, situazioni, forma, gravità forse. Trovare tutte le differenze sarebbe impossibile. Mi sono permesso di accostarli perché in entrambi i casi, non sono passati inosservati. Per Thomas, qualcuno ha fatto il delatore, riferito tutto a Tarsi e Moscelli, e sbattuto il mostro in prima pagina. Nel tuo caso, solo io ho ricordato.
Da cittadino, da persona onesta, giudico le reazioni. Perché tutta questa riprovazione nei confronti di Olivieri e questa indulgenza nei tuoi confronti? Ripeto: perché a sbagliare son sempre gli altri? Perché mentire, quando sai benissimo che lo sbaglio – ammesso che entrambi siano tali – è stato anche tuo?
Perché, mi domando soprattutto, l’atto del mea culpa è proprio solo di una parte politica? Perché è solo il centrosinistra ad arrivare alle dimissioni? Il centrodestra cos’è, un minus habens che può permettersi qualsiasi cosa? Il cugino scemo della politica italiana che però governa su tutto e tutti? Del tipo: “noi siamo fatti così, che volete farci…”. Davvero non capisco: questo paese ha anticorpi a sufficienza per reggere a livelli di schifo inauditi. L’asticella della sopportazione si alza ogni giorno di più. E gran parte della popolazione neppure se ne accorge. La nostra città, giacché tutto il mondo è paese, non è esente da questo assurdo meccanismo. E poi si va a condannare una persona per una leggerezza del genere? Lo chiedo a te, lo chiedo a tutti quelli che leggono: ma perché?
E poi. L’ipocrisia della solidarietà, di quell’affetto peloso e becero sempre e solo nei confronti di chi ti è più prossimo, del potente di turno, di quelli che si ritengono amici per pura convenienza.
Un esempio. Berlusconi, pochi giorni fa, ha detto che, se li trova, strozzerà quelli che hanno, in varie forme, raccontato la mafia.
Mi dirai che – ma suvvia – era solo una battuta la sua (e ci mancherebbe, e quando mai lo si può prendere sul serio, lui). Ma come mai, a queste parole non proprio edificanti dette dal Presidente del Consiglio (non dal primo cacciapalle del bar sotto casa), nessuno si è minimamente sognato di offrire solidarietà a, che ne so, Michele Placido, Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Peppe D’Avanzo, Marco Travaglio, Elio Veltri, Roberto Saviano, personalità fra le più eccelse del nostro paese? E poi, Mediaset ha più volte proposto (ottime) fiction sulla mafia: Berlusconi strozzerà anche Confalonieri? Anche il figlio Piersilvio? O sé stesso? Da questa campagna di mani attorno al collo, a questo punto, si salvano solo Tomasi Di Lampedusa o Sciascia, per ovvi motivi.
E Cicchitto? Che in aula (in aula!), davanti al Parlamento (!!!), stila liste di proscrizione, puntando il dito su giornali e giornalisti rei di aver armato la mano di Tartaglia? Ma siamo matti? Perché nessuno dice niente, perché nessuno offre solidarietà? Perché tutto ciò?
Olivieri aveva scritto, in risposta alla mia battutaccia (quindi idealmente, implicitamente si rivolgeva a me, senza chiamare in causa nessun altro): “perché en preparan na statuina dell’Arco d’Augusto, fatta in miniatura. Mo m’arcmand che sia de marm o de travertin…”. Non si fa alcun riferimento a Carloni né il suo nome è mai chiamato in causa. Non si usano i verbi “lanciare”, “tirare” od altro. Nessuno voleva scagliare nulla (men che meno in faccia) a qualcuno, insomma. Ma guarda un po’: il titolo del Carlino è stato proprio: “L’Arco d’Agusto in faccia a Carloni”. Strano, non credi?
Il punto è sempre lo stesso. Da due battute di bassa lega (in primis la mia, in secondo luogo la sua) estirpate da Facebook si è montato un caso senza precedenti. Perché? E se quelle frasi fossero state rubate da una conversazione al bar? Ci sarebbe stato il Tarsi e/o il Moscelli di turno che avrebbero potuto riportarle sulla carta stampata? Di quale strano primato gode Facebook perché le considerazioni ivi riportate possano alzare polveroni così spropositatamente sovradimensionati? Se Olivieri avesse scritto quel che ha scritto nel suo profilo, era meno grave? È il gruppo ‘mirco carloni non mi rappresenta’ a render tutto più serio? Cos’è, per caso tutti gli iscritti sono schedati e un giorno verrà servita ad ognuno di noi una cinica vendetta? Olivieri è solo il primo della lista? E se Thomas avesse scritto quelle cose su un sito, su un forum, su un canale di comunicazione (on-line o della vita reale, poco importa) meno famoso di Facebook, cosa sarebbe successo? E le sue considerazioni fossero state coperte da un nickname? Come avrebbe fatto la cosiddetta “opinione pubblica” a condannarlo in quel modo?
Vediamo ora il caso che ti riguarda. Cossiga una mattina, proprio mentre le università sono in subbuglio, si alza e dice: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì”. Poco dopo, qualcuno su Facebook apre un gruppo che riporta nella descrizione proprio queste parole e lo intitola così: “BRAVO COSSIGA!!”.
Ecco. È come se è quelle parole (e la vomitevole approvazione delle stesse) fossero diventate un appello. E in calce c’era la tua firma. La firma del Presidente della mia circoscrizione. Firma che è poi diventata quella del Presidente del consiglio del mio comune. Cosa dovrei farti, un applauso?
Io non conosco Olivieri. Immagino non sia una persona violenta. Sono sicuro che mai tirerebbe una statuetta dell’Arco d’Augusto (non mi risulta che ne esistano, né in marmo, né in travertino, né in altri materiali) addosso a Carloni. Un gesto che non è avvenuto, né avverrà mai. Le parole sulle quali tu, invece, hai idealmente apposto la tua controfirma, rappresentavano in realtà la triste degenerazione di una situazione già di per se non proprio serena. E che, se possibile, sarebbe potuta diventare ancor più drammatica. La possibilità che questo avvenisse era tangibile, reale, concreta. Anzi, nulla vieta che possa accadere ancora. Bene: tu a questa evenienza dici, anzi dicevi: “sì, sono d’accordo”.
Cos’è più grave, dunque?
Ho voluto mettere sul tavolo delle precisazioni e porre delle domande che (per convenienza o per ignoranza) evidentemente a giornalisti, segretari di partito, benpensanti, comuni cittadini erano sfuggite. Ma il punto, lo ripeto, non è né in quelle precisazioni né in quelle domande. Il punto è in quel che è successo dopo.
Ma se davvero si vogliono montare dei veri e propri casi sulle conseguenze di alcune “frasi un po’ così” lasciate su Facebook, allora è giusto che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Che quelle conseguenze, quei sentimenti di riprovazione, di intransigenza, di rigore che con uno strano metro di giudizio si applicano al mostro di turno (Olivieri, e chi sennò), si applichino a tutti. E che non ci siano diseguaglianze nello stigmatizzare questi “scivoloni”. Chi è senza peccato (nella sua bacheca di Facebook), scagli la prima pietra (o una richiesta di dimissioni, veda lui). Non è giusto che nel caso di Thomas si sia dovuti arrivare alle dimissioni e mentre nel tuo si usino parole come “non era a conoscenza”, “vittima di una truffa”, di un “errore”, di strane, fantomatiche “mode”.
Il fattaccio che ha coinvolto Thomas ha generato una campagna di condanna netta. Che ha avuto come unica finalità quella di far fuori politicamente un esponente inviso al centrodestra e di aumentare il consenso attorno ad uno dei suoi esponenti più "visibili". Mirco Carloni. Il quale, un domani neppure troppo distante, infilerà questa vicenda nel suo curriculum, nel suo cursus honorum. Quando arriverà ai piani alti del PdL, mostrerà Olivieri come un trofeo di caccia. Scodinzolando di fronte a Berlusconi potrà dire: "Lo sa, Sire, una volta ho fatto dimettere uno dell'IdV!". Un posto in Parlamento non glielo negherà di certo.
Scherzi a parte. Vicende come quella citata sopra, hanno uno scopo preciso: accumulare consenso su consenso. E così all’infinito. Poi diventa tutto più semplice: forti di una cittadinanza che ha “in simpatia” gli esponenti di questa maggioranza (e che di rimando ha perso ogni barlume di spirito critico), ogni decisione, ogni mancanza, ogni provvedimento preso o non preso senza un preciso criterio guida, tutto può passare senza che nessuno muova un dito. Strade farcite di veri e propri crateri, lavori alla Stazione infiniti, esperimenti sul traffico da decerebrati, esponenti politici che prima chiedono voti e poi sembrano voler mollare tutto per andare ad Ancona. Tutto ci si può permettere perché di nulla ci si indigna più. Frasi “violente” di esponenti dell’IdV a parte, ovviamente.
La “buccia di banana” sulla quale sei incappato tu, invece, non ha avuto bisogno di ulteriori spiegazioni. Ti è bastato spiegare che tu “non sapevi” ed è finita lì. La gente ti ha creduto. È proprio vero: non esistono “oggetti”, né “fatti”. Esistono solo idee: dipende solo con quanta bravura (o quanta forza) gli individui riescono ad imporli e farli circolare nella società.
Chiudendo in fretta e furia l’argomento, a margine dei servizi in TV o sui giornali, chiedevi di credere alla tua versione. Beh, io non ti ho creduto. Perché sono stato toccato su un argomento che, come ti dicevo, ho sentito mio sin dal primo momento. Hai mentito facendo finta di nulla, un po’ per convenienza, un po’ perché se l’indulgenza la si tiene per sé, l’intransigenza è tutta per gli avversari.
Hai mentito sapendo di mentire. Forse non ricordavi. Beh, ti ho rinfrescato io la memoria. Hai detto di esser stato vittima di un errore. Ti ho spiegato che non c’è stato nessun errore. Avrai offerto la tua ipocrita, conformista, perbenista vicinanza (e solidarietà) a Carloni. Non una parola a chi avresti potuto ferire con quel che ha fatto, sta facendo e farà l’area politica nella quale ti riconosci.
Hai mentito ed io ti chiedo di rettificare. E, se ti è possibile, di non farlo più. Alberto, non mentire.
P.S.: se sei arrivato sin qui, probabilmente ti chiederai “ma non avevi niente di meglio da fare?”. Beh, vedi, è che più che altro non ho niente da perdere. Cercando di essere educato, equilibrato e chiaro, ho semplicemente fatto quel che un cittadino dovrebbe fare: chiedere conto di certe risposte date dai politici. Senza troppi schiamazzi, vorrei portare un po’ di sincerità e trasparenza in una questione, forse frivola, sulla quale tutto è stato troppo confuso sin dall’inizio. Da persona libera. Davvero.
Tanti cordiali saluti, con schiettezza e lealtà
N.